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Guarda altrove

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Luca Nali

Guarda altrove

In questo momento molto particolare dovremmo ricordare sempre che questa battaglia (di questo si tratta, di un conflitto, di un contrasto tra energie) avviene principalmente nelle nostre menti. Per quanto sia vero che siamo sottoposti a privazioni in merito alla nostra libertà, teniamo presente che, prima di tutto, il processo comincia nelle nostre menti.


E se abbiamo subito anche qualcosa che ha, comunque, inciso materialmente nella nostra vita assumeremo un connotato energetico di un certo tipo che influenzerà la nostra realtà futura nella stessa maniera, e della stessa sostanza, dell’impulso ricevuto.
Quando sottolineo che questa battaglia si combatte nelle nostre teste, non sto dicendo che loro fanno qualcosa, esclusivamente, all’interno delle nostre menti, ma che lo fanno nel materiale e dal momento in cui quel genere di provocazione, quel tipo d’impulso, attecchisce diventa parte delle nostre menti.
Vi faccio un esempio: se, proprio ora, decideste di alzarvi e di volare, riuscireste a farlo? E se, invece, qualcuno vi dicesse: “Adesso alzati e cammina.”? Sono certo che, perlomeno nella maggioranza dei casi, sareste in grado di farlo. Perché, allora, in questo caso riuscite e nell’altro no?
Ovviamente ci sono leggi fisiche cui siamo soggetti, ma va anche considerato che non avendo mai provato a volare prima d’ora, abbiamo già acquisito un’impossibilità di fondo che caratterizzerà tutte le nostre azioni.
La frustrazione di base, quella intrinseca, si manifesta nel momento in cui intraprendiamo un’azione e una vocina afferma: “Non ci riuscirai, è impossibile.”; a quel punto, risulta determinante fare un bel refresh e, soprattutto, iniziare a sentire che il senso per cui siamo vita, in questo momento e su questo pianeta, è quello di evolvere e non quello di sopravvivere che, in realtà, rappresenta il primo elemento di condizionamento. Quando siamo sottoposti ad una grossa pressione esterna entriamo in modalità sopravvivenza. Conoscete la storia dei tre naufraghi?
Ve la racconto, è narrata nei libri del Transurfing e magari qualcuno già la conosce.
Tre naufraghi arrivano su un’isola, il primo ad arrivare sulla battigia dice: “Sono un naufrago, aiutatemi. La mia barca è affondata, ho bisogno di aiuto.” I locali comprendono immediatamente che si tratta di un disgraziato, di un poveraccio, di uno schiavo e, considerando tale, lo sistemano nella situazione corrispondente.
Arriva il secondo naufrago il quale, alzandosi, dichiara: “Io sono il vostro padrone, il vostro conquistatore e voi tutti siete miei schiavi.” La reazione degli isolani davanti a quella presa di posizione, all’insita sfida e provocazione, è efferata.
É il turno del terzo naufrago che, dopo essersi alzato, dice: “Salve miei sudditi, sono il vostro Re.” Immediatamente, tutti s’inchinano perché è lui per primo a riconoscersi tale. Storicamente, sono accaduti fatti simili.
Il senso di questo episodio, certamente un po’ infiocchettato, sottintende che il mondo fenomenico è filtrato dalle nostre azioni e reagisce in base a quanto sentiamo di essere.
Molte modalità che, attualmente, viviamo e manifestiamo non sono consapevoli, ma indotte.
Come quando ci dicono che dobbiamo subire un certo tipo di angheria; ricordate, per esempio, la “presidentessa che sconsiglio” nel periodo in cui soleva dire vi consentiamo? “Vi consentiamo di uscire. Attenzione, però, questo non sta a significare: Liberi tutti!
Le reazioni furono molte, qualcuno disse anche: “Ma chi crede di essere???” Altri: “Beh, se lo afferma avrà sicuramente ottime ragioni; in fondo è lui il capo.
Ma c’è stato anche chi si è fatto una grassa risata ignorando completamente quanto la “signorina” in questione aveva comunicato.
Inconsapevolmente assumiamo atteggiamenti che, poi, reiteriamo nella nostra vita; dovremmo, piuttosto, procedere al refresh rispetto a tutto il nostro background, a quella che è la nostra storia e, da lì in poi, avviare un nuovo modo di agire. Quello da persone libere.
Hanno incidenza su di noi solamente se siamo sulla loro frequenza; va considerato, inoltre, che ne siamo parte non solo quando condividiamo le loro stesse opinioni, ma anche se ci sentiamo in contrasto e, magari, reagiamo alle loro provocazioni.
Ora abbiamo Draghi, non che sia cambiato nulla, semplicemente abbiamo un altro personaggio dato che il precedente era, oramai, completamente screditato. Hanno attuato il cambiamento per non cambiare nulla.
Non dobbiamo guardare a questo, ma consapevolizzare che siamo qui per fare una ricca esperienza.
Per quanto riguarda azioni di un certo tipo che potrebbero arrivare, ad esempio, dagli Stati Uniti dandoci un po’ di sollievo sappiate che anche questo è un modo di reagire da schiavi; come prima cosa, allo schiavo, viene richiesto di sentirsi privilegiato solo perché può scegliersi il padrone.
Non sto affermando, quindi, che quanto potrebbe arrivare dall’America non sia buono, ma che noi, prima di tutto, dovremmo vivere da persone libere e sarà solo allora che saremo in grado di prendere il meglio da quanto arriva mentre, e invece, per quanto riguarda le provocazioni attuate in questo periodo, prenderemo solamente il minimo cominciando ad occuparci della nostra vita.
Proprio ieri, mi trovavo in un bar situato nei pressi dello studio per fare colazione. In quanto essere umano, capita anche a me qualche volta di sentirmi un po’ infastidito da quanto accade, quindi, mentre ieri ero al bar e in uno stato d’animo simile, entrano un paio di poliziotti. Io avevo appena terminato il mio caffè e brioche per cui non indossavo la mascherina e pur avendo già notato gli sguardi dei due rappresentanti delle forze dell’ordine, senza aver la benché minima intenzione provocatoria, con molta tranquillità mi sono mosso verso l’uscita continuando a non indossarla.
I due poliziotti mi hanno sì guardato, ma non hanno mosso alcuna obiezione.
Da parte mia, come ho già detto, non c’era nessun tipo di provocazione semplicemente, da persona libera, ritenevo assurdo che dopo aver consumato un’ottima colazione mi dovessi sentire obbligato ad indossare la mascherina.
Loro non prendono tutti, ci sono persone che, nel primo lockdown, sono state multate perché passeggiavano all’interno di un bosco, mentre altri che non solo, costantemente, si sono mossi in città a loro piacimento e senza mascherina, non sono state nemmeno viste.
Qual è la differenza, la discriminante? Cos’è che li caratterizza? Per alcuni, è solo sfiga?
No, si tratta di frequenza.
Moltissime persone mi scrivono in merito alle difficoltà economiche, o di natura oggettiva, che attraversano e, spesso, sono messaggi che rasentano la disperazione. Voglio invitare queste persone a rinnovare, nel cuore e nella mente e rispetto a quanto sono, questo genere di consapevolezza: non siete i sudditi del capo di governo, che sia l’attuale o il precedente, ma siete persone libere che stanno vivendo la loro libertà.
A chi scrive a proposito della chiusura dell’azienda presso la quale lavorava, intendo dire che il problema è legato al background di riferimento che non è più valido; quello che faceva pensare: “Ho un lavoro sicuro, è qualcosa di indelebile e che, di fatto, non può mutare e mi garantirà il successo economico per tutta la vita.” Questo concetto non è valido perché non funziona così, è un illusione riferita da altri.
La vita è dinamica, Darwin stesso ha dichiarato che la specie che sopravvive non è né quella più intelligente e né la più forte, ma quella maggiormente in grado di adattarsi.
In questo momento, per quanto riguarda il flusso economico, quando qualcosa ci viene inibito quello che ci viene richiesto è cambiare. Alcuni direbbero: “Ma, senza soldi, come faccio?
Senza denaro si possono, comunque, fare moltissime cose; a suo tempo, ho aperto un locale senza soldi. Pensare che il denaro sia l’unico elemento che ci permette di fare un cambiamento fa sì che continuiamo ancora a vivere con una sorta di lucchetto dentro la testa, qualcosa che, in definitiva, è stato messo all’interno della nostra mente da altri. La conseguenza è che da lì non ci spostiamo.
Dunque, refresh e iniziamo a guardare alle possibilità che ci sono. É questo a fare la differenza.
Se una persona, insistentemente, dichiara a se stessa e agli altri di essere in difficoltà a causa di decisioni altrui, vestirà gli abiti della vittima e, a quel punto, sarà molto difficile trovare soluzioni. Al contrario, nel momento in cui ci mettiamo nella condizione di sentirci persone libere, inizieranno ad arrivare le possibilità. Funziona precisamente così, questa è la storia della mia vita.
Conoscete la tecnica “effetto tunnel”? Esiste in fisica quantistica, è un esercizio di semplice esecuzione e estremamente efficace.
Quando passiamo da un processo all’altro, da un’esperienza all’altra, pensiamo sempre che la strada da percorrere sia lineare; dunque, c’incamminiamo e facciamo tutta una serie di cambiamenti che dovrebbero portarci al risultato concreto mentre, e in realtà, il cambiamento è sempre repentino. Passiamo, infatti, da uno stato all’altro molto rapidamente, da una condizione di gioia a quella di sofferenza e se percepiamo quest’improvvisi “cambi di rotta” in forma sfumata è solo a causa della la nostra limitata capacità di percepire quanto accade.
Per realizzare l’effetto tunnel è necessario, in primis, prendere atto della condizione nella quale ci troviamo; è indispensabile, dunque, esserne consci.
Se, per esempio, ho difficoltà economiche dovrò non solo ammettere a me stesso quella condizione, ma anche constatarla e consapevolizzarla. Nel secondo step, sorridendo o meglio ancora con una bella risata isterica, facciamo un passo lateralmente e, a voce, alta affermiamo: “Ora sono una persona agiata.” Accompagnate questa dichiarazione con tutte le emozioni che richiamano la condizione di agiatezza, tutte le situazioni che, da quel preciso momento in poi, volete vivere.
Affermare, come primo step, la difficoltà nella quale vi siete trovati sino a quel momento, non negare cioè l’evidenza di quello stato, evita il rischio di entrare in dissonanza cognitiva; inoltre, prendendone atto e accettandola rafforzeremo la decisione presa: “Da questo momento, per me, cambia tutto.
L’altro aspetto molto importante è smettere, fin da subito, di lamentarsi perché è evidente che non serva a nulla se non a consolidare la condizione psicologica ed emotiva nefasta che non vorremmo. Qualora, poi, ci fossero persone pronte a ricordarci “la nostra disgrazia”, magari anche con sguardi di commiserazione, allontaniamocene per cominciare a frequentare persone che, come noi, intendono prendere il massimo dalla vita.
Evitiamo, inoltre, di portare l’attenzione su questioni che potrebbero influenzarci negativamente mantenendo, invece, il punto su quelle che ci procurano emozioni gioiose.
Fatelo, perché funziona.

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